TESTIMONIANZE

 

 

 

 

Testimonianza 1

Monfalcone 25/8/2009

Carissimi, con grande gioia vi annuncio, insieme a tutti i volontari del nostro C.A.V., la nascita di D., avvenuta nella nostra città, giovedì 6 agosto 2009 alle ore 9:45 di mattina. Peso alla nascita Kg. 3,970 (e la nostra mammina è uno scricciolo!) lunghezza: 52 cm. E. era stata accompagnata all'ospedale la sera prima dalla stessa ostetrica che sette mesi prima era stata provvidenziale presenza durante il tentativo di I.V.G. che poi E. era riuscita ad arrestare in tempo, ed io e lei siamo rimaste in contatto via sms per tutta la notte. Poi la mattina, appena potuto liberarmi (anch'io lavoro in ospedale) sono scesa in ostetricia, quando D. era stato appena portato nella nursery. Ho potuto così, ero sola con lui, contemplarlo e commuovermi di fronte, ancora una volta, a questo grande miracolo della vita nascente... E anche questa volta nonostante tante fatiche, tante difficoltà, davanti a D., che era sveglio e pareva guardarmi aprendo la bocchina come se già volesse succhiare, mi sono passati davanti tutti questi mesi di fatica e di speranza e non ho potuto fare a meno di pensare a voi, carissimi amici lontani, "zii" e "zie" che D. non sa di avere ma che sono tanto importanti per la sua mamma.                                                  Ora E. vive sola, purtroppo non nell'appartamento dell'associazione che i primi di luglio aveva liberato un posto per lei, e che lei all'ultimo momento, tra le lacrime, ha rifiutato perchè non riusciva a lasciare una casa che sentiva sua e dove nonostante tutto spera che il papà di D. riesca ad affezionarsi a lui - perchè quando loro sono tornati a casa dall'ospedale lui se n'è andato....                                                              La vediamo però serena e coraggiosa, e già contenta del fatto che il papà di D. si è fatto vivo per vederlo...e per dirle che vuole "il test della paternità" cosa che lei gli accorda dicendo che non ha niente da nascondergli, sempre sperando che l'esito positivo dell'esame, rinforzi o susciti, dico io, un barlume senso paterno...                                                                                                                                    Davvero non so, non sappiamo immaginare come andrà a finire questo strano, distorto rapporto di coppia ma siamo consapevoli che la nostra presenza non deve ordinare o imporre alcunchè, solo consigliare suggerire e sopratutto amare: lei, il suo prezioso bambino, i suoi limiti, la sua testardaggine anche...! il suo destini in definitiva, che è già scritto e di cui noi siamo semplici strumenti che Dio ha messo sulla sua strada.

                                                  Un caro saluto ad ognuno di voi.


Testimonianza n°2

Ciao, siamo Tino e Lorena, una coppia rumena. Come tante altre coppie siamo venuti in Italia spinti dal desiderio di superare le nostre difficoltà economiche per migliorare la nostra esistenza. Pensavamo di guadagnare un po’ di denaro per poi tornare nel nostro paese e metter su famiglia.

I nostri progetti iniziali passano in secondo piano quando viene al mondo la nostra prima bambina. A quel punto decidiamo di comprare una casa e non vivere più in affitto assieme ai nostri compaesani.

Tutto procedeva abbastanza bene, facendo un po’ di debiti ci eravamo sistemati in un piccolo appartamento a M.... Dopo un po’ di tempo ci siamo accorti di aver fatto, come si dice, il “passo più lungo della gamba” perché riuscivamo con molta difficoltà ad affrontare le nostre spese ma la situazione è “peggiorata” quando Loredana scopre di essere incinta per la seconda volta. Anche mettendoci tutta la nostra volontà non saremmo riusciti a portare a casa i soldi che ci avrebbero permesso di portare a casa il denaro necessario a portare avanti la gravidanza. Mettendosi in maternità mia moglie guadagnava ancora meno rispetto a prima così abbiamo cercato un aiuto dal nostro datore di lavoro chiedendo un aumento delle ore del contratto. Davanti al suo rifiuto ci siamo visti costretti a prendere una durissima decisione, quella di non portare avanti la gravidanza.

Lorena va in ospedale per prenotare il giorno dell’aborto e fa conoscenza con una dottoressa che cerca di farle ripensare alla sua decisione e in più la mette in contatto con un’associazione di volontariato, il Sav, che aiuta le famiglie in difficoltà come noi.

Mia moglie chiama il responsabile, per prendere un appuntamento. Decidiamo di parlare con lui per vedere se ci poteva aiutare, in caso contrario saremmo tornati dalla dottoressa.

Siamo andati insieme all’appuntamento e così abbiamo conosciuto Enzo e Erica, due persone bravissime che ci hanno aiutato tanto e ci aiutano ancora oggi senza chiedere niente in cambio. Ci hanno spiegato cosa faceva la loro associazione e che potevano aiutarci con un contributo mensile offerto da qualche donatore sconosciuto,attento al nostro bambino. Quella sera abbiamo parlato tanto con loro e una volta a casa abbiamo continuato a pensarci fino a quando abbiamo deciso di tenere la bambina.

I mesi sono passati ma loro sono sempre rimasti vicino a noi, ogni mese, come ci avevano promesso inizialmente. Ci hanno anche aiutato a trovare un lavoro più continuativo e migliore. La cosa più bella è che ci hanno sempre trattato come amici e non come stranieri.

Grazie a loro ad aprile 2008 è nata la nostra seconda bambina che adesso ha otto mesi. Ora siamo felici e ringraziamo tantissimo il SAV di Budrio per l’aiuto che ci han dato e ci sta dando.

Tino e Lorena

ESPERIENZA DI UNA MAMMA SEGUITA DA SOFIA

Sono una donna come tante e come tale conducevo una vita normale: ogni giorno al lavoro, le faccende quotidiane e una madre disabile da accudire. Io e mio marito avevamo ormai raggiunto una tranquillità interiore pur tra mille difficoltà. Ma è proprio quando c'è troppa calma che secondo me ti devi aspettare l'imprevedibile: infatti un'inattesa gravidanza sconvolse la nostra vita.

Furono giorni terribili: piangevo ogni giorno e ogni giorno mi sentivo più piccola di una bambina. Non potevo e non dovevo assolutamente far nascere questa vita! questo mi dicevano tutti, parenti, amici e perfino mio marito, il quale era spaventatissimo all'idea di crescere un altro bambino quando era già così difficile arrivare a fine mese. Ma io già sentivo questa vita dentro di me, non perché ne percepissi il suo movimento ma perché il legame che nasce fin dall'inizio fra una madre e un figlio è così forte ed intenso che non ho parole per descriverlo. Così in una immensa disperazione cominciai a fare le visite per interrompere questa vita; un'ecografia, per accertare la gravidanza, che mi fece stare ancora peggio perché nelle notti a seguire il ricordo di quel cuoricino che già batteva mi fece stare malissimo! Io volevo questo bambino ma tutti mi dicevano che abortire era la cosa migliore per me: avevo già abbastanza problemi!. Poi gli esami del sangue, l'elettrocardiogramma, la visita con l'anestesista...

Ero nella sala d'aspetto di anestesia insieme ad altri pazienti, erano tutti lì per affrontare un intervento io invece avrei dovuto fare l'anestesia totale per uccidere mio figlio. Sì, è proprio quello che pensavo! E proprio mentre cercavo un fazzoletto per soffiarmi il naso, vidi un opuscolo come tanti: c'era sopra il viso di un bambino, un numero verde e una scritta SOS VITA, parlava di un' associazione che aiuta le donne in difficoltà, donne che come me, per varie ragioni sono costrette a rinunciare al proprio bambino. Entrai a parlare con l'anestesista. Uscii da quell' ambulatorio che stavo peggio di prima, andai a casa e continuai a piangere. Mi ricordo che uno dei miei bimbi mi chiese che cosa avessi fatto e guardandolo negli occhi gli risposi che avevo male alla pancia, ma nello stesso tempo, vedendo il suo sguardo, pensai: perchè loro sì e questo bimbo no? Presi l'opuscolo, il telefono e chiamai: mi rispose una signora di nome Lucia che con un tono di voce molto materno mi parlò, mi calmò e mi spiegò che potevo essere aiutata con un contributo mensile, con omogeneizzati, pannolini e scambio di vestiti di seconda mano. Alla sera ne parlai con mio marito, ma non servì a niente: la sua preoccupazione su come avremmo potuto mantenerlo era più forte e più grande. Lucia mi chiamò nei giorni a seguire e io continuavo a fare le mie visite. Mi mancavano solo l'elettrocardiogramma e poi l'aborto! Non ci andai, avevo preso la mia decisione, questo bambino sarebbe nato!

La mia solitudine continuò per mesi: mio marito non mi parlò per tanto tempo, i miei parenti invece di incoraggiarmi, mi criticavano: ma io volevo già bene a questo bambino. Ora Marco ha quasi tre anni, è moro con gli occhi chiari e vivacissimi. Quando dalla cucina lo vedo litigare e giocare con i fratelli e il papà, sono contenta. Non nego che mi arrabbio quando mi rovescia il succo, quando non mette a posto i giochi, quando non vuole mangiare la verdura. Alla sera vado a letto stanca ma

serena, io non ho commesso nessun gesto disperato, grazie a SOS VITA e al SAV di Budrio che mi hanno fatto pensare di più, mi hanno aiutato economicamente, e continuano a essermi vicini.

Grazie a tutte quelle persone che con il loro generoso intervento ci aiutano a tenere il nostro bambino, a difendere la vita e non a condannarla. Grazie a tutti.

Testimonianza n°4

Quando sono andata in ospedale per fare l'ecografia morfologica, l'unica domanda che mi ponevo era: "sarà maschio o femmina?". Ero tranquilla, aspettavo il terzo figlio. Ho già due bambini di nove e sette anni. Ma appena il medico ha visto l'immagine sul monitor, la sua faccia si è fatta scura: c'erano problemi ai reni...troppo grandi e non funzionanti, entrambi. La prognosi era infausta.

Il bambino che cresceva dentro di me, di 21 settimane, che sentivo muoversi e scalciare, non sarebbe vissuto: "incompatibile con la vita". Mi hanno detto: "per fortuna è ancora in tempo...può interrompere la gravidanza".

Per fortuna? Sono sempre stata contraria all'aborto, perché un bambino nel pancione è un essere umano, una persona, a partire dal concepimento. E una mamma lo sente, sente che c'è un'altra vita dentro di lei.

Ma quel giorno ero molto spaventata. Non sapevo neanche se la gravidanza sarebbe giunta a termine, avrei potuto perdere il piccolo anche a breve....non sapevo cosa fare...avevo pochi giorni per decidere.

La notte mi sono svegliata sperando fosse tutto un incubo! Purtroppo tutto era vero, il mio bambino non sarebbe vissuto:avevo il cuore che martellava da togliere il fiato. Stavo male. Quel malessere fisico era motivato: non è fisiologico, non è naturale, chiedere ad una mamma di decidere se "far fuori" o meno, il proprio figlio.

Ho detto al mio piccolo che non doveva preoccuparsi, che la sua mamma lo avrebbe accompagnato gli sarebbe stata vicina finchè lui ci fosse stato: in quel momento ho sentito dentro di me una grande pace.

Volevo fare la mamma fino in fondo! La mia pancia non sarebbe diventata la sua tomba per mia volontà.

Scegliere di accompagnare Iacopo mi ha fatto sentire mamma, e anche più mamma per gli altri miei figli. Cosa avrei raccontato loro, se avessi scelto di abortire? Qualcuno ha detto che tanto sarebbe morto comunque.

Ma....c'è un MA....

MA lui, anche lui, il mio piccolo Iacopo, cosa avrebbe pensato della sua mamma? Con lui penso di essere stata mamma fino in fondo, anche se per pochissimo tempo.

Mi è stato chiesto questo.

Certo che sarei stata felicissima di aver potuto tenerlo tra le mia braccia, che fosse vissuto....ora avrebbe 7 mesi. Anche il suo papà ed i suoi fratellini lo aspettavano con gioia, lo volevano tra noi. Ma non tutto va secondo i nostri schemi....

Mi dissero che forse la gravidanza non sarebbe giunta a termine, e invece Iacopo ha tenuto duro. La data prevista per il parto sarebbe stata intorno al 29 luglio. In giugno però, dopo un'altra ecografia, i medici decidono di programmare un parto cesareo per i primi di luglio, perché l'addome di Iacopo si è ingrossato, il piccolo si presenta in posizione podalica. Insomma, pensavo di poter tenerlo dentro di me ancora un mese, ed invece tutto veniva anticipato.

Non va mai secondo i nostri schemi.

Pensavo che se fosse arrivato a termine, avrebbe comunque vissuto, dentro di me, tre settimane in piu. di nuovo non ero serena.

Il ricovero in ospedale è deciso per il 7 luglio, di mattina. In quella mattina piange anche il cielo insieme a me: piove fortissimo ed io sono di nuovo triste, oltre che spaventatissima per l'intervento.

Ho deciso di sottopormi all'anestesia spinale, e non quella generale, perché anche se per poco

volevo vedere Iacopo vivo.

Mi sentivo in colpa, perché stavo andando a farlo nascere prima del tempo, e lui di conseguenza morirà prima...

La dottoressa che mi visita è la ginecologa che mi ha seguita durante tutte e tre le gravidanze, Mi è stata molto vicina e desideravo che l'intervento lo eseguisse lei, perché solo di lei mi fidavo. Non so se è stato un miracolo, o una coincidenza, ognuno è libero di pensare ciò che vuole, ma il fatto consiste in questo: a 21 giorni dalla data del parto, il 7 luglio, era cominciato il travaglio.

Mi è parso come se da lassù Qualcuno volesse dirmi di non sentirmi in colpa: Iacopo avrebbe comunque dovuto nascere quel giorno, e non un altro! Alle 10 del mattino, Iacopo è nato! Lo hanno portato subito nella stanza accanto, dove lo attendevano il suo papà e don Giuseppe, che lo ha battezzato.

Poi me lo hanno lasciato tra le braccia finchè è vissuto, un'ora sola.

Non so perché Iacopo sia dovuto andar via così...una vita volata via subito, troppo presto.

In passato non si eseguivano ecografie, nulla si sarebbe immaginato fino al parto, non ci si sarebbe trovati davanti ad una scelta così drastica: continuo o interrompo?

E per quanto è successo a me, posso affermare che la paura acceca, che non fa ragionare, porta a temere di non farcela ad andare avanti fino in fondo. E' la paura a non affidarsi.

C'è un canto che dice: se incontrerai il lupo

e la volpe ed il leone

non avere paura


 

e non far confusione

son di un altro racconto

che finisce male"

E il mondo a volte vuole farci credere che la vita sia solo un brutto racconto, che tutto non abbia senso, che tutto vada a finire sempre e solo male...Se ci affidiamo a Cristo, invece, Lui ci resta vicino e ci aiuta a superare la paura ed il dolore, anche quando non capiamo fino in fondo il senso di tutto quello che ci succede.

Il canto continua così:

C'è Qualcuno con te,

non ti lascerà mai

non aver paura

prendi i campi e vai"

So che Iacopo ora è tra le Sue braccia e quindi ha tutto l'amore di cui ha bisogno....più di quanto ne saprei dargli io.......

Testimonianza N°5

Ho ricevuto il dono del sacerdozio nel 2005 e da quel momento di tanto in tanto il Signore mi illustra i suoi modi misteriosi di toccare i cuori dei fedeli. Molte volte penso che Dio mi permetta di vedere quello che di meraviglioso opera negli altri per riguardo della mia poca fede. Ho capito che Dio può davvero cambiarci e che lo può fare nel modo più impensato e nei modi più sorprendenti. Riporto un episodio veramente accaduto con il permesso dell’interessata per dare testimonianza della grandezza di Dio. Stavo nel mio ufficio parrocchiale svolgendo in fretta alcune faccende, quando giunge una telefonata dall’ospedale dove spesso svolgo alcuni servizi: “Padre Nicola – disse la centralinista - una dottoressa vorrebbe parlare con te, puoi venire in clinica?”. Rispondo: “Ma è per un moribondo?”. “No” e replicò: “Ricordi che ti avevo contattato la settimana scorsa? La dottoressa mi ha pregato di ricordartelo, è una cosa urgente!”. “Ok, vengo” risposi. Ma borbottando dentro di me dicevo: “Cosa vorrà ora questa qua? con tanti preti che ci sono proprio a me vanno cercando”. Era Domenica pomeriggio. Appena arrivato all’ospedale la portinaia (che conosco bene) mi accolse con un sorriso e mi condusse in ufficio dove il medico mi aspettava. Era contenta di vedermi, e vedevo che era ansiosa di parlare, era evidente che si aspettava delle risposte. Capii però che si trattava di una cosa seria, perché, dopo che si era seduta davanti a me, chiudendo gli occhi cercava di nascondere un certo disagio. Era una donna molto bella, sulla trentacinquina, che cercava di organizzare i suoi pensieri. Poi, cominciò a parlare. Mi raccontò la sua storia. Era una storia

sorprendente. Mi disse: “Padre io sono cristiana ma non praticante, per cultura e formazione sono molto razionalista e per me è difficile credere in Dio. L’ho fatta chiamare per alcuni episodi che mi sono accaduti e che non riesco a proprio a capire. Mi sono rivolta a una psicologa che mi ha dato delle risposte che però mi lasciano nel dubbio”. La osservo e le dico: “Bene, vada avanti”. Tirò un profondo sospiro e disse: “Padre, stavo presso un malato terminale, sapevo che stava per morire e cosi ogni tanto gli facevo visita per vedere se c’era bisogno di qualcosa, a un certo punto il malato posò gli occhi su di me e mi disse: Dottoressa che bel bambino sta li, proprio accanto a lei! Gli risposi con un sorriso, ma poi la sera ripensavo a questa cosa cosi strana. Gli psicologi mi dicevano che i malati terminali possono avere quel tipo di comportamento. Così non ci badai troppo…però pochi mesi più tardi, facendo visita a un altro moribondo accadde la stessa cosa: Che bel bambino biondo, dottoressa, sta li proprio acanto a lei. In quel momento avvertii anch’io una presenza ma non saprei in che modo”. Mentre parlava si fece molto triste e spedita, capiva bene che non poteva essere una coincidenza, aveva percepito anche lei la presenza di qualcuno! Aveva detto tutto! Decisi di stare un poco di silenzio, in quel momento sentii affiorare nel cuore la parola “Aborto”. Sulle prime non sapevo cosa fare, se fare domande più precise o se procedere in altro modo, poi presi coraggio e decisi di dire quello che pensavo: “Io credo che lei nel fondo del cuore sa già di cosa si tratta! Penso che qualche anno fa lei abbia abortito e quello che quei malati hanno visto credo sia suo figlio”. Mi guardò inorridita e scoppiò a piangere. “Padre, disse singhiozzando, ho abortito dieci anni fa e ho fatto di tutto per rimuovere il senso di colpa che ne era venuto ma non ci sono riuscita. Mi creda, mi sono trovata in condizioni per le quali ho pensato che con l’aborto mi sarei sbarazzata dei problemi che mi opprimevano, ma questo terrore sempre mi insegue”. Gli spiegai che quel bambino era suo figlio. Le dissi che il Signore poteva trasformare la disgrazia dell’aborto in una grazia grandissima solo se lei lo avesse voluto. Cosi gli dissi: “Dio perdona i peccati ma concede questa grazia a patto che si riconosca il peccato commesso. Lei ha ucciso suo figlio e vorrebbe risolvere questa ingiustizia semplicemente dimenticando il problema. Se lei non ammetterà davanti a Dio e a se stessa di avere ucciso e non accoglie la vita di suo figlio, questa ingiustizia la perseguiterà! Credo che Dio abbia stabilito così per stimolarla alla conversione e per farle sapere che suo figlio è vivo e che prega accanto a Lei. Provi a pensare questo! Mentre lei ha ucciso suo figlio, lui prega perché lei si salvi”. La poveretta singhiozzando disse: “Cosa devo fare, Padre?” continuai: “Le chieda perdono, faccia un gesto che ricordi un funerale, metta Suo Figlio nelle mani di Dio e lo accolga pensando che è vivo, le dia la dignità di un nome, faccia celebrare una Messa per lui, si confessi, faccia penitenza, e poi creda nel Signore Gesù… che nome vuole dare a suo Figlio?”.


 

La donna diede proprio in quel giorno il nome a suo figlio e celebrammo la Santa Messa per Enrico il giorno dopo. Alla Messa vidi la dottoressa infondo Chiesa e, come il pubblicano al tempio, si batteva il petto e si asciugava le lacrime. Mi face cenno con la mano … e mentre celebravo la Messa pensai: “Chissà cosa farà questa donna? Come vivrà da ora in poi, chissà se diventerà cristiana!”. Giunti alla preghiera dei fedeli recitai: “Preghiamo per il nostro piccolo Enrico, per questo santo angelo di Dio”. La donna piangente e in ginocchio rispose: “Ascoltaci o Signore! … dopo la Messa mi assicurò che la pace era scesa dentro il suo cuore con la sensazione di avere ricucito uno strappo. Certamente dobbiamo ringraziare Dio per le grazie che opera con misericordia ma quale penitenza potrà mai fare un uomo o una donna per una cosa simile? se non cambiare davvero, cambiare vita per SERVIRE LA VITA ?

fra’ Nicola

 

 

 

 



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